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Illustrazione di Francesco Gori

Editoriale.

C’è poco da ridere. Quando dati, messaggi e in generale i compiti di routine aumentano, diminuisce la nostra capacità di comprendere cose nuove, anche quando queste costituiscono un’opportunità. E’ fisiologico: se le risorse di attenzione e tempo si riducono il cervello percepisce ed elabora meno le differenze, rilevando e connettendo di in modo automatico le uguaglianze. (F.Gori: 2016, n.38 – Gestalt Theory). Negli ultimi anni ho condotto una lunga ricerca empirica sui processi di innovazione all’interno di ambienti ad alta complessità, dove tempo e attenzione sono frammentati e quindi scarsi. Il fatto di avere meno tempo e risorse per ogni compito ci porta inevitabilmente a scegliere la semplicità di ciò che già consciamo e nel contempo ad evitare la complessità di un cambiamento. Anche la tecnologia attuale contribuisce ad aumentare la nostra routine: gli algoritmi di Google e Linked favoriscono la connessione con ciò che già conosciamo o con chi ha competenze simili alle nostre, sconnettendoci dalla differenza. Francesco Gori, esperto in semplificazione.

 

Augmented routine.

L’aumento di messaggi, preoccupazioni e compiti di routine riduce una delle facoltà più alte della mente umana: quella di comprendere e quindi di creare la diversità. Il risultato della frammentazione cognitiva è la frammentazione della società, delle competenze e degli obiettivi. La conseguenza è una perdita di valore e competitività, sia personale che aziendale. L’attuale mancanza di innovazione delle imprese italiane contrasta con l’offerta di competenze, dati e tecnologia presente sul mercato. Cosa manca per trasformare risorse e materie prime, sempre più reperibili, in processi, servizi, prodotti capaci di fare la differenza? Prima che di investimenti oggi serve un nuovo formato di comunicazione, breve e coinvolgente in grado di creare connessioni, conoscenze e innovazioni anche quando le risorse di tempo e attenzione sono frammentate a causa di un fenomeno che ho definito augmented routine. Riccardo Orti, sociologo.

 

Relatività ristretta e brevità assoluta

Uno dei più grandi shorter della storia è stato Albert Einstein, capace di descrivere un aspetto enormemente complesso della realtà fisica (il fattore di conversione tra l’energia e la massa di un sistema fisico) attraverso la breve formula: E=MC2. Una volta ha detto un’altra assoluta brevità: “Non hai capito qualcosa se non sai spiegarla ad un bambino”. Dentro questa affermazione si nasconde una profonda verità neuro-fisiologica: per capire un oggetto o un evento della realtà il cervello deve prima semplificarla, riducendola ad un formato breve e univoco che per semplicità chiameremo short. Più qualcosa è lontana da questo formato nativo più il cervello deve lavorare per comprenderla, memorizzarla e usarla. E viceversa: più qualcosa è già shortizzata meno risorse servono per conoscerla.
Neuro Confucio, futurologo.

 

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