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Tutti parlano di innovazione, ma nella tua azienda chi la fa?

A) Non ne ho idea (non certo tu, con tutte le cose che hai da fare).

B) L’innovation manager che arriverà nel 2065 grazie agli incentivi del governo.

C) Un nuovo algoritmo di cui ti ha parlato il tipo dell’IT.

D) 50 studenti che svilupperanno app in cambio di un azz.

La risposta giusta non c’è: l’innovazione in Italia è un processo noncodificato, spesso indipendente, che viene portata avanti da singole persone e piccole realtà a colpi di crowdfunding. E’ semplicmente sbagliato. Crediamo che siano le P.M.I. ad avere la forza di lanciare nuovi servizi e prodotti, ma che non possano farlo perchè non hanno lo strumento adatto, e che se anche ci fosse non lo noterebbero nella sterminata offerta di aggiornamento tecnologico che spesso si confonde con l’offerta di vera innovazione, quasi assente.

L’innovation manager, di cui si parla anche per gli incentivi del governo, può portare le aziende verso un agigornamento tecnologico, fare scouting di startup, ma non è lui che ti fa fare la differenza nel tuo settore. Il design thinking trasmette gli strumenti del design a manager, ma al di là del corso si può chiedere a persone di prendersi la responsabilità di fare una cosa che non hanno mai fatto? In un momento dove l’errore terrorizza tutti.

Può portare cultra dell’innovazione nell’azienda, provando a convertire quelli del abbiamo sempre fatto così…ma abbiamo tutto questo tempo?

No, dopo poco l’entusismo finisce e se l’innovazione non è matura muore. Per questo serve un sistema di innovazione istatnantaneo, capace di creare, lanciare e testare innovazioni velocemente: così da convicnere l’azienda a investire nell’opportunità testata, a fornte di un processo di propotipaizone e produzione reso anch’esso veloce dalle tecnologie presenti sul mercato.

Per farlo serve aggiornare risorse specifiche….

Altre aziende lanciano contest interni, con l’idea di scovare idee all’intenro o all’esterno. 1000 idee spesso nessuna idea? Dopo l’entusismo iniziale queste iniziative fsoccombono alla routine dello stato precedente, che è la forza più potente dell’universo.

Al di là dei trend, serve introdurre una competenza tagliata sulle reali risorse delle aziende e questa figura ha a che fare con creatività e comunicazione…

capace di connettere dati, tecnologie e risorse disponibili in nuovi prodotti servizi che fanno la differenza sul mercato. La verità è questo processo dell’ideazione avviene, magari grazie al contributo di tanti, ma in una mente sola. Di solito è quella di un creativo creativa di una persona brava e veloce a collegare concetti, in nuovi processi prodotti sostenibili. Questa figura deve essere riconosciuta, avere un nome e un budget.

Per connettere le risorse in prodotti nuovi che facciano la differenza nel proprio settore. Servono una metodologia, una competenza capace di prendere.

L’innovazione (persino quella tecnoloigica) è il risultato di una nuova connessione o comunicazione (tra dati competenze) e deve produrre una semplificazione (processi) che si manifesta un benefit per i clienti e per le aziende: per cui le competenze principali sono comunicazione, creatività e semplificazione.

Lo shorter, la nuova risorsa creativa interdisciplinare dedicata alla semplificazione: grazie allo shorThinking™, il metodo innovazione e apprendimento veloce derivato dalla pubblicità, che ti aiuta a ripensare la tua realtà in formato short. Fa emergere velocemente soluzioni più semplici da capire e usare. E persino più economiche da testare e lanciare.

Facciamo degli esempi stupidi:

 

 

 

 

 

 

 

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