{"id":781,"date":"2017-10-13T15:10:25","date_gmt":"2017-10-13T13:10:25","guid":{"rendered":"http:\/\/5hort.it\/web\/?p=781"},"modified":"2018-05-04T14:54:34","modified_gmt":"2018-05-04T12:54:34","slug":"innovazione-ne-parliamo-molto-perche-si-fa-poco-parte-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/5hort.it\/web\/2017\/10\/13\/innovazione-ne-parliamo-molto-perche-si-fa-poco-parte-ii\/","title":{"rendered":"Appunti x articoli:  tutti parlano di innovazione, ma chi la fa?"},"content":{"rendered":"<p>Il nostro cervello \u00e8 costruito per cambiare e adattarsi ad un ambiente che ha un certo livello di complessit\u00e0: se i compiti e il &#8220;rumore&#8221; aumentano oltre una certa soglia, il cervello non ha risorse sufficienti per capire e adattarsi, per questo si chiude alla novit\u00e0, rinuncia al cambiamento, attuando solo processi noti e automatici. (L&#8217;aumento di messaggi e compiti imposti dalla routine digitale riduce e frammenta il tempo e l&#8217;attenzione, e con essi la nostra capacit\u00e0 di affrontare la complessit\u00e0 di un cambiamento. &#8220;Internet ci rende stupidi?&#8221; il titolo del best seller del sociologo Nicholas Carr alimenta un dubbio scomodo&#8230;.)<\/p>\n<p>Eppure solo diventeremo consapevoli di questo problema potremo trasformarlo in un&#8217;opportunit\u00e0, valorizzando ci\u00f2 che abbiamo, persino ci\u00f2 che ci minaccia. La disorganizzazione italiana, che genera rumore e alimenta l&#8217;immobilismo, pu\u00f2 essere vista come una risorsa per studiare i limiti delle nostra capacit\u00e0 di adattamento e sviluppare strategie che ci permettono di imparare e innovare in condizioni estreme. Per farlo dobbiamo diventare consapevoli delle nostra naturali capacit\u00e0 di semplificazione del nostro cervello e dei singoli neuroni. Solo conoscendo e usando meglio i processi della mente possiamo rendere il &#8220;nuovo&#8221; pi\u00f9 breve.<\/p>\n<p>In un mondo in cui tutti si definiscono creativi siamo inondati di tecnologia, abbiamo smesso di innovare. Le poche buone idee annegano confuse dal nel mare magnum in cui tutti si sentono creativi e pensano di avere idee straordinarie. Trovare idee che funzionano \u00e8 un lavoro che richiede tempo, competenze e non si impara in un corso di 48 ore: si assite allo strano fenomeno di persone che fanno il corso di design thinking per il fine di insegnarlo il giorno dopo. Se queste persone non hanno mai prodotto innovazione possono insegnarla? In teoria s\u00ec, in pratica proprio no. Se da una parte p vero che il DT porta in azienda la cultura e talvolta la reotrica dell&#8217;innovazione\u00e8 anche vero che poi tutto finisce l\u00ec&#8230;shorter etc&#8230;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*** La maggior parte degli studiosi concorda sul fatto che quello visivo sia un processo creativo inconscio che non racconta solo come vediamo, ma anche come creiamo concetti e idee! Provare a comprenderlo porta ad afforntare sotto-problemi enormi che vanno dalla decodifica del codice neurale (in quale lingua comunicano i neuroni?) fino a quale ruolo abbiano attenzione e coscienza all&#8217;interno dell&#8217;intero processo.<\/p>\n<p>** I successi dell&#8217;intelligenza artificiale non devono trarre in inganno: il fatto che macchine e sensori riescano a simulare comportamenti umani non significa che il cervello usi algoritmi e codice binario, se mai che esistono modalit\u00e0 diversi per svolgere un compito. (Il computer usa milioni di calcoli, molto pi\u00f9 velocemente del miglior matematico, eppure non riesce a riconoscere un&#8217;immagine con la stessa precisione ed efficienza). Se il pi\u00f9 &#8220;stupido&#8221; dei computer riesce ad eseguire calcoli molto pi\u00f9 velocemente del miglior matematico, ma non sa comprendere e riassumere un testo, significa che tra i due sistemi esista una differenza di fondo, sia in termini di quantit\u00e0 che di qualit\u00e0 di elaborazione: il cervello umano utlizza un approccio pi\u00f9 lento e &#8220;impreciso&#8221; rispetto alla macchina, ma proprio per questo riesce a fare ipotesi, correggerle, fino a raggiungere l&#8217;obiettivo. Grazie alla capacit\u00e0 di &#8220;sbagliare&#8221; il cervello riesce \u00e8 molto pi\u00f9 flessibile ed efficiente nello svolgere compiti come imparare o riconoscere un&#8217;immagine.<\/p>\n<p>*Perch\u00e8 sembriamo sempre pi\u00f9 rifuggire da ci\u00f2 che \u00e8 concettualmente nuovo? In fondo il cervello umano \u00e8 costruito per comprendere cose nuove, produrre cambiamenti, adattandosi all&#8217;ambiente. Esiste solo un modo per impedirgli di farlo: vivere in un ambiente rumoroso, frammentato e disorganizzato, dove messaggi e compiti di routine aumentano, diminuendo le risorse necessarie compiere compiti complessi. Complicazione e disordine sono un formidabile strumento per mantenere i cervelli fermi. Questo problema noto, nasconde un&#8217;opportunit\u00e0 perch\u00e8 ci obbliga a sviluppare processi di comunicazione, progettazione e cambiamento pi\u00f9 coerenti con il cervello, e quindi con il tempo e le risorse cognitive disponibli nell&#8217;era digitale. Se troviamo il modo di progettare contenuti e processi talmente adatti al cervello da poter essere capiti e utilizzati anche con le poche risorse disponibili, possiamo innescare un rinascimento culturale, che rid\u00e0 &#8220;senso&#8221; anche alla tecnologia. Ci\u00f2 non significa spiegare la relativit\u00e0 generale in un tweet (ci sono limiti fisiologici alla semplificazione, che dopo un p\u00f2 perde informazione), ma piuttosto porsi l&#8217;obiettivo di ripensare concetti e strumenti (e persino i metodi per progettarli) in un formato pi\u00f9 coerente con le risorse cognitive disponibili nell&#8217;era digitale, in una parola pi\u00f9 &#8220;short&#8221;. Solo se diventeremo pi\u00f9 &#8220;brevi&#8221; possiamo favorire interdisicplinrit\u00e0 e innovazione di cui tanto si parla.<\/p>\n<p>****Credo che l&#8217;esperienza del disegno possa diventare a tutti gli effetti uno strumento di indagine complementare, fornendo al ricercatore una struttura di insieme sul processo della conoscenza visiva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il nostro cervello \u00e8 costruito per cambiare e adattarsi ad un ambiente che ha un certo livello di complessit\u00e0: se i compiti e il &#8220;rumore&#8221; aumentano oltre una certa soglia, il cervello non ha risorse sufficienti per capire e adattarsi, per questo si chiude alla novit\u00e0, rinuncia al cambiamento, attuando solo processi noti e automatici. 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